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La rosa: l’antico fiore del bene e del male

La rosa: l’antico fiore del bene e del male

la rosaLa rosa è oggi tra i fiori più diffusi al mondo. La passione e l’amore per le rose è un fenomeno recente, che risale al periodo successivo al 1820. Prima, infatti, si preferivano i garofani e le primule. La rosa come la conosciamo oggi è il risultato dell’ibridazione avvenuta con l’importazione in Europa di alcune rose cinesi.

Tuttavia, grazie al ritrovamento di alcuni reperti fossili è possibile sostenere una datazione remota dell’origine della rosa. Nel corso degli scavi condotti a Cnosso, nel luogo dove sorgeva il famoso palazzo di Minosse, sono stati ritrovati frammenti di affreschi di soggetto naturalistico, che testimoniano la più antica raffigurazione esistente della rosa.

La presenza di coltivazioni di rose in epoche antiche è testimoniata anche da Omero, nell’Iliade, XXIII – v.186, ove si fa riferimento al corpo di Ettore cosparso con balsami di rose:

[…]i cani li teneva lontani la figlia di Zeus, Afrodite
di giorno e di notte, l’ungeva con olio di rose,
ambrosio, perché Achille non lo scorticasse tirandolo

All’epoca romana risalgono i primi tentativi di classificazione delle rose, ma un posto di rilievo viene loro riservato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, il quale descrive otto varietà classificandole con il nome del luogo in cui venivano coltivate.

Furono, però, i Greci a portare la rosa in tutto il Mediterraneo, declassando gli altri fiori fino a quel momento ritenuti sacri, quali il giglio e il fior di loto.

Attraversando secoli e culture diverse, la rosa è diventata il simbolo di bellezza, freschezza e leggiadria, associando la pianta a delle caratteristiche fisiche. “Sembra un bocciolo di rosa”, si dice di una persona dotata di raffinata mollezza, con riferimento ai vellutati petali dei fiori. Di contro, i detti “se son rose fioriranno” e “non c’è rosa senza spine”, indicano dubbiosa speranza e inevitabile contrarietà, in relazione ai significati contrastanti che la rosa racchiude.

La rosa: simbologia, mito e cristianità

la rosa

Waterhouse, My sweet rose

La rosa suggerisce un simbolismo etereo, ma allo stesso tempo richiama un significato negativo, per via delle spine che si ergono sul suo stelo. Secondo la tradizione, infatti, le spine apparvero dopo il peccato originale e la Corona di spine posta sul capo di Cristo indica il sacrificio per la salvezza dell’uomo.

La rosa fu legata al culto di Venere ed associata all’amore inteso come fecondità. La spiegazione del colore rosso della rosa, che aveva sostituito i gigli negli ornamenti degli altari, trova radici nel mito. Si narra che Adone, un bellissimo giovane conteso tra Afrodite e Semele, un giorno fu aggredito da un cinghiale aizzato da Marte e, nascosto dalla dea in un cespuglio di rose, le tinse con il suo sangue. Le rose, che prima della disgrazia erano candide diventarono di colore rosso.

La rosa veniva utilizzata non solo per intrecciare corone, ma anche in alcuni rituali a Cerere o a Flora. Ancora oggi, il neopaganesimo prevede riti d’amore con l’utilizzo di rose fresche e acqua, l’elemento che partecipò alla nascita della dea Afrodite, come racconta Esiodo nella Teogonia:

[…]in quella schiuma (del mare) si formò una fanciulla; ella stette dapprima nella sacra Citera, e quindi andando via di là giunse a Cipro circondata da flutti; così venne fuori una dea piena di grazia e di fascino ed attorno a lei cresceva l’erba sotto ai piedi ben fatti […]

la rosaNella simbologia cristiana il fiore indica sia la coppa del Graal sia la Candida Rosa, il luogo del Paradiso dantesco ove risiedono le anime candide su sedili a forma di rosa. Infatti, la disposizione circolare dei petali riconduce al simbolo del cerchio e dell’infinito. Tale simbologia è presente in maniera stilizzata nella forma dei rosoni presenti nelle chiese gotiche, con la funzione di permettere alla luce, fonte di vita e manifestazione del divino, di penetrare nel luogo sacro, mettendo in comunicazione Dio e gli uomini.

Durante il processo di trasformazione dei culti pagani della Grande Madre in quello della Vergine, la rosa diviene il simbolo sacro di Maria, raffigurata senza spine e di colore bianco per simboleggiare la purezza e la salvezza spirituale e fisica. Da qui l’utilizzo, nel periodo medievale, di questo fiore come rimedio contro il male e adoperato nella medicina come cura per l’ansia e gli incubi.

La misticità della rosa ha contribuito alla diffusione del suo utilizzo anche nella magia, per la capacità di allontanare le malattie. Durante i periodi di pestilenza, con i petali di rose si purificavano l’aria e il vestiario, indossando il fiore come amuleto.

La rosa delle streghe

Fin dall’antichità in Sardegna la peonia era nota con il nome di “rosa delle streghe”. Secondo alcune credenze popolari, le streghe erano solite ungersi le ascelle e i piedi con un elisir di peonia poco prima di mezzanotte per poter spiccare il volo.

La rosa delle streghe possiede proprietà narcotiche a causa della peonina, alcaloide che allevia la tosse, l’ansia e lo stress. Tuttavia, la pianta può anche uccidere se ingerita in quantità eccessive, provocando nausea, dolori addominali e l’aborto. Da qui l’associazione del fiore alle streghe, poiché dedite all’assassinio dei neonati.

Le credenze e le tradizioni sarde legate alla magia hanno fatto della rosa delle streghe un fiore privilegiato, presente nelle raffigurazioni di tappeti, grembiuli, corsetti, gonne.

Giovannina Molaro

Bibliografia:

  • Corrado Colafigli, Maurizio Saudelli, Spigolando tra le Rose, LASER Edizioni, 1999, Milano.
  • THE ROYAL HORTICULTURAL SOCIETY – ENCYCLOPEDIA OF ROSES, Londra, Dorling Kindersley Limited, 2003 – Edizione italiana a cura di Maria Teresa Della Beffa, Novara, De Agostini, 2005-2007

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