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Ciàula scopre la luna e la propria umanità

Ciàula scopre la luna e la propria umanità

CiàulaLa novella Ciàula scopre la luna, tra le più celebri di Luigi Pirandello, fa parte della raccolta “Dal naso al cielo” pubblicata nel 1925 ed inserita nella sistemazione finale di “Novelle per un anno” che raccoglie gli scritti dell’autore dal 1884 al 1936. L’ambientazione della novella è quello della zolfara siciliana in cui, anche dopo la rivolta popolare dei Fasci Siciliani, tra 1890 e il 1894, repressa duramente, i lavoratori vivono ancora in pesanti condizioni di sfruttamento. Qui tale aspetto sociale non è evidenziato tanto da Pirandello, che si concentra maggiormente sull’analisi interiore degli individui, sui loro drammi intimi e incomunicabili.

Ciàula: scoperta e cambiamento

Ciàula è un diverso, un povero scemo senza età, preso in giro da tutti e sfruttato come una bestia dai suoi superiori; egli si trova perfettamente a suo agio nella cava, non conoscendo altri ambienti al di fuori è abituato a muoversi nel buio come un animale notturno, estraneo al mondo, di cui forse non sospetta neppure l’esistenza, ed anche a se stesso.

“«Cràh! Cràh», rispose anche quella sera al richiamo del suo padrone; e gli si presentò tutto nudo, con la sola galanteria di quel panciotto debitamente abbottonato”

Ma una sera viene anche per Ciàula un momento decisivo e rivelatore, intenso quanto inaspettato: costretto a lavorare fino a tardi nella cava per trasportare del materiale all’esterno, Ciàula, uscendo timoroso dalla buca sotto un peso enorme, si trova per la prima volta, lui che è abituato a vivere nell’oscurità delle viscere della terra, da solo nella notte rischiarata dalla luna, che non aveva mai visto prima.

“Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaría cresceva, cresceva sempre piú, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato. Possibile? Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprí le mani nere in quella chiarità d’argento.”

In questo momento Ciàula, vissuto fino ad allora all’insegna della brutalità sia a livello Ciàulaindividuale (lui infatti non parla, emette solo il verso della cornacchia da cui deriva il suo nome) che sociale (deriso dagli altri perché inferiore e demente), sembra finalmente scoprire la propria umanità, scoppiando in un pianto di commozione, di gioia, di liberazione: un sentimento momentaneo ma finalmente umano, come se solo in quell’istante egli avesse aperto gli occhi e fosse veramente nato.

“… E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola, eccola là, la Luna… C’era la Luna! La Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva piú paura, né si sentiva piú stanco, nella notte ora piena del suo stupore.”

Ciàula è un personaggio sfruttato e maltrattato, lui vittima di un ambiente sociale primitivo e ingiusto, dove chi è povero deve sottostare a un padrone che ha il «diritto» di trattarlo come una bestia. Se poi è anche «diverso» dagli altri come Ciàula, subisce quotidianamente soprusi e cattiverie persino dai suoi compagni di fatica. Ma è proprio la sua «diversità» a renderlo unico: un’innocenza assoluta che gli consente di provare la meraviglia senza limiti davanti allo spettacolo della luna candida nel cielo notturno. Egli non l’aveva mai vista prima, perché usciva dalla miniera di zolfo, ubriaco di fatica, sempre a giorno fatto. Ma quando la Luna gli si rivela all’improvviso, bella come una dea, per lei non può che provare una muta dolcissima adorazione. La novella si chiude con uno squarcio lirico, privo di riferimenti sociali.

Cambiamento di linguaggio e cambiamento interiore

Pirandello inizia presentando l’ambiente della cava, con una descrizione di tipo verista, sul modello verghiano, con uso preciso di termini tecnici, gergali e dialettali ed espressioni popolari e sintatticamente vicine al parlato. Poi passa alla descrizione esterna dei personaggi, alla quale si affiancano considerazioni di tipo psicologico, con adozione del punto di vista del personaggio. Nell’ultima parte della novella il centro di interesse è unicamente Ciàula, con la sua paura prima e il suo stupore poi, quando scopre la luna. La descrizione è di tipo interiore, psicologico, attraverso il punto di vista dello stesso Ciàula; il movimento del protagonista procede dall’interno all’esterno della cava, dal buio alla luce, dal basso in alto, sia in senso spaziale che morale. L’impressione iniziale di descrizione verista cade completamente e l’interesse si concentra sullo stato d’animo di Ciàula, solo con se stesso di fronte alla luna.

Anche il linguaggio della narrazione cambia a seconda del variare e dello spostamento del centro di interesse: dal parlato, dalla presenza di espressioni di calore locale si passa progressivamente ad un linguaggio più interiorizzato.  Abbondano espressioni che sottolineano i movimenti spaziali e morali del personaggio che forniscono la dimensione psicologica dell’avvenimento cui Ciàula si sta preparando, avvenimento che sancisce il cambiamento interiore del protagonista, colto nel passaggio da una condizione di bestialità ad una di umanità.

Maurizio Marchese

Fonti:

Luigi Pirandello, Novelle per un anno, Mondadori, Milano, 1987

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