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L’Inquisizione e la pena di morte: quante vittime?
Autodafè dell'Inquisizione spagnola

L’Inquisizione e la pena di morte: quante vittime?

Quante persone sono state condannate a morte dall’Inquisizione? Cosa rappresentava il rogo? Perchè si continua a parlare di milioni di vittime?

La pena capitale era vissuta dall’inquisitore come una sconfitta, essendo il suo scopo quello di convertire, non di uccidere. Per questo le condanne capitali comminate dall’Inquisizione furono relativamente poche. La leggenda nera, invece, ha consegnato all’immaginario collettivo un’Inquisizione come implacabile e indiscriminato strumento di morte.

Inquisizione come spauracchio

Come già accennato, la storiografia più recente – grazie anche all’apertura degli archivi del Sant’Ufficio – ha ormai elaborato un’immagine molto diversa dell’Inquisizione:Inquisizione

L’immagine di questo tribunale – o dell’insieme di tribunali, diversamente strutturati, che continuiamo indebitamente a raccogliere sotto un unico nome – si è fatta insomma assai lontana da quella che la storiografia filo protestante e liberale agitava come uno spauracchio (Prosperi, 2003, p. 29).

Alle origini della leggenda nera

Ancora oggi, la rete pullula di siti che attribuiscono all’Inquisizione l’uso delle più improbabili torture e – soprattutto – la morte di centinaia di migliaia di persone, se non di milioni. Ciò è possibile perché la letteratura sull’Inquisizione, per secoli, è stata quasi tutta di origine protestante o comunque opera di cattolici in polemica con la Chiesa di Roma, come gli autori gallicani. Scrive ancora Prosperi:

Ora, finchè la letteratura sull’Inquisizione è stata soprattutto di origine protestante e dunque interna alla controversia religiosa tra cristiani, si è potuto tranquillamente demonizzare quell’istituzione (strumento dell’Anticristo, si diceva) ed esaltarne le vittime come martiri della verità. Una nozione schematica e superficiale del potere consentiva di “spiegare” con la semplice istituzione di «quel tribunale ingiusto e barbaro» come scriveva Thomas MacCrie nel 1827 la sconfitta degli «eretici (Prosperi, 2003, p. 29).

Processi e condanne a morte

Le ricerche degli ultimi decenni hanno però dimostrato la bassa percentuale di condanne capitali, sia dell’Inquisizione romana sia di quelle iberiche. Per quanto riguarda quella spagnola, grazie agli studi di Jaime Contreras e Gustav InquisizioneHenningsen sulle relaciones de causas, si stima una percentuale del 6% sul numero totale dei processi formali e all’incirca la stessa si calcola per quella portoghese.

Quella dell’Inquisizione romana, a fronte di un numero notevolmente più basso di processi rispetto alla Spagna, è invece più bassa: tra la metà e un terzo di quelle iberiche. Scendendo nel dettaglio si stimano 200mila processi per l’Inquisizione spagnola, tra 30mila e 45mila circa per quella portoghese, tra i 51mila e i 75mila per quella romana. Per un totale di sentenze capitali eseguite, rispettivamente, di 12.100, 1250 o 2510, 1250 circa (Del Col Andrea, 2006, pp. 779-782).

Un errore di prospettiva

L’errore di prospettiva della vecchia trattatistica era quello di guardare all’Inquisizione come ad un’istituzione monolitica che restava sempre uguale a se stessa, a prescindere dal tempo e dallo spazio nei quali operava. Invece ogni Inquisizione aveva le sue procedure e soprattutto ciascuna di essa ebbe il suo periodo di massima attività. Llorente, ad esempio, nella sua Histoire critique de l’inquisition d’Espagne (1817-18) sovrastimò abbondantemente le vittime dell’Inquisizione spagnola perché era partito dal presupposto che nei secoli l’attività giudiziaria avesse conservato la stessa intensità delle origini.

Il lento declino dell’Inquisizione

Secondo Giovanni Romeo, invece, già il Seicento fu per l’Inquisizione romana il secolo di un “lento declino” caratterizzato dalla progressiva diminuzione del numero dei processi, dovuta al calo di interesse e alla stanchezza degli inquisitori. Spesso le indagini scattavano solo in caso di accumulo di denunce contro la stessa persona, provocando così unaInquisizione drastica riduzione delle attività repressive. La tortura veniva utilizzata ancora più raramente mentre le condanne a morte subirono una secca diminuzione.

Anche a Napoli la minore attività del tribunale è testimoniata dal netto calo delle false denunce, le occasioni di strumentalizzazione del tribunale si facevano sempre più rade: «se l’inquisizione puniva sempre di meno, i falsi testimoni si spostavano su altri obiettivi» (Romeo, 2006, p. 78).

Il ‘700 e lo smantellamento della rete inquisitoriale

Almeno dalla metà del secolo, la crisi divenne irreversibile anche per la perdita di efficacia dei tribunali locali. In tutti gli Stati italiani le condizioni per l’opera dell’Inquisizione divennero sempre più difficili per i nuovi fermenti culturali diffusi fuori e dentro la Chiesa stessa. Il Settecento vide solo la sanzione definitiva di questo stato di cose con lo smantellamento della rete inquisitoriale locale in tutta la penisola: ormai nessuna autorità statale era più disposta a tollerare l’esercizio di forme di potere alternative nel proprio territorio.

Bibliografia:

Del Col Andrea, 2006, L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondatori, ristampa 2010

Prosperi Adriano, 2003, L’inquisizione romana. Letture e ricerche, Edizioni di Storia della Letteratura, Roma

Romeo Giovanni, 2006, L’Inquisizione nell’Italia moderna, Editori Laterza, Bari

Ettore Barra

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About Ettore Barra

È dottore magistrale in Scienze Storiche, specializzato in Storia medievale e rinascimentale. Si interessa anche di storia del Cristianesimo e di storia del pensiero e delle dottrine politiche, con particolare attenzione per il '900.