Tasso: la guerra e l’amore nella Gerusalemme Liberata

Torquato Tasso è stato uno dei più grandi poeti del Cinquecento italiano. Nella sua celeberrima “Gerusalemme Liberata” vengono cantati gli scontri avvenuti durante la prima crociata indetta nel 1095, culminata con la conquista cristiana di Gerusalemme nel 1095.

Le figure femminili della Gerusalemme Liberata

Secondo le testimonianze degli storici, anche le donne parteciparono alla prima crociata. Tasso stesso, in una lettera del 1576, scrive che “molte donne cristiane passarono in Asia e si mescolarono ne le battaglie; e le donne saracene difesero la città con virile ardimento, e oltr’a ciò con tutte le insidie femminili procurarono d’allettare i cristiani nel loro amore e di convertirli a la lor fede”.

Non è quindi un omaggio al verosimile storico, se nella Liberata non c’è traccia di donne nel campo cristiano. L’assenza è dovuta alla funzione attribuita alla figura femminile nel meccanismo narrativo del poema: quella cioè di distrarre i cavalieri dai propri compiti, i quali, nel successivo rinsavimento, riaffermano con ancor maggiore vigore di prima il proprio valore.

Le donne pagane

Sensualità, bellezza e perversione sono quindi le caratteristiche attribuite alle donne pagane, che non potevano essere ascritte alle poche eroine di fede cristiana. Per questa ragione le eroine della Gerusalemme Liberata sono tutte pagane, e non sono poche:

Correr le vedi collocarsi in guarda
con chiome sparse e con succinte gonne,
e lanciar dardi e non mostrar paura
d’esporre il petto per l’amate mura” (XI, 58).

Si tratta tuttavia di fuggevoli accenni. Il poeta tende a ridurre la pluralità ad unità e concentra su singole personalità esemplari ciascuna delle funzioni femminili registrate nelle Cronache. Clorinda incarna il “virile ardimento” delle donne saracene e Armida i “femminili inganni”.

Le donne cristiane

Torquato Tasso amore nella Gerusalemme LiberataOpposte sia all’una che all’altra sono Erminia, Figlia del re Cassano di Antiochia ed estranea alla guerra, e Sofronia, appartenente alla comunità cristiana di Gerusalemme.

Pur caratterizzate in modo diverso, queste figure femminili hanno tutte un tratto in comune nella qualità dei loro rapporti affettivi: il loro amore è attraversato dalla guerra. L’amore unisce sempre personaggi di campi avversi, sconvolgendo l’opposizione amico-nemico, tuttavia ribadita dalla sua impossibile realizzazione.

L’amore per Tasso

L’amore nasce e si sviluppa come contrasto, come divisione insuperabile: i personaggi si inseguono, sviati dai travestimenti non si riconoscono. L’incontro avviene solo in punto di morte, quando l’unione è diventata impossibile (Tancredi e Clorinda, Olindo e Sofronia). Il confitto amore e guerra si radicalizza anche nel conflitto amore e morte.

Il duello tra Tancredi e Clorinda è tutto pervaso dall’ambiguità di un abbraccio erotico. Chiara è la simbologia sessuale nell’ultimo duello mortale:

spinge egli il ferro nel bel sen di punta
che vi si imerge, e il sangue avido beve
e la veste che d’or vago trapunta
le mammelle stringea tenera e leve
l’empie d’un caldo fiume”. (XII, 68)

La guerra: scontro culturale fra cristiani..

Torquato Tasso amore nella Gerusalemme LiberataE se l’amore nasce e si alimenta nella guerra, la guerra stessa è a sua volta generata dall’amore. Non Eros, ma Amore per Dio, Fede.

Nell’esordio del poema Dio interviene a consacrare l’azione di Goffredo di Buglione, il capitano dell’armata cristiana, mentre il “popol misto” viene subito caratterizzato negativamente.

Netta è l’opposizione tra bene e male, tra Cielo e Inferno. Dunque, la guerra non prevede accordi o trattative. È distruttiva, poiché a spingere i cristiani non è desiderio di possesso terreno, ma la conquista e il merito della grazia di Dio.

.. e pagani

Diversa è la concezione della guerra che anima i pagani, spinti dal desiderio di affermazione personale e di gloria terrena. La guerra si configura quindi come lotta tra valori e comportamenti culturali opposti, assume un significato complesso, inscena il conflitto fra codici diversi all’interno della stessa cultura cinquecentesca.

Gli eroi pagani esprimono nella consapevolezza tragica della sconfitta tutta la vanità degli ideali terreni di virtù e onore. Interessante notare come le parole di Solimano tradiscono l’identificazione emotiva di Tasso con il codice dei vinti, portatori della sua stessa concezione tragica della vita.

La cultura della controriforma nella Gerusalemme Liberata

La guerra nella Liberata non è un generico sfondo narrativo, ma ha una vera e propria rilevanza tematica e ideologica. L’avanzata turca nei Balcani e nel Mediterraneo aveva mobilitato di nuovo la cristianità e reso attuale l’idea di Crociata.

Inoltre lo scisma protestante e le guerre di religione avevano indotto la chiesa di Roma a una reazione integralista e autoritaria: la Controriforma, mentre dichiara guerra a eretici e infedeli, nega contemporaneamente i valori laici e umanistici della cultura rinascimentale.

Lo scontro tra crociati e pagani può infatti essere letto come uno scontro interno alla civiltà europea e calato nella psicologia e nell’ideologia dell’autore. Secondo questa prospettiva la guerra rinvierebbe ad una lotta per l’egemonia che si instaura tra due sistemi di valori diversi, addirittura antitetici.

Dell’uno sono campioni i pagani e si richiama agli ideali di un umanesimo laico, materialista e pluralista; l’altro, di cui sono portatori i crociati, dà voce alle istanze religiose autoritarie della cultura della controriforma.

Nadia Rosato

Fonti:

Torquato Tasso, “Gerusalemme Liberata”. ed. Bur Rizzoli
P. Larivalle, Poesia e ideologia. Letture della “Gerusalemme liberata”, Liguori, Napoli 1987
S. Zatti, L’uniforme cristiano e il multiforme pagano. Il Saggiatore, Milano 1983.