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Euro: un inizio anno tra polemiche e cambi di velocità

Euro: un inizio anno tra polemiche e cambi di velocità

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Jurgen Stark

Una ripresa economica per l’Italia è possibile ma solo nel 2025. A dirlo non siamo noi, ma il Fondo Monetario Internazionale stando ad una stima fatta non molto tempo fa. È una notizia che non rassicura affatto, così come non rassicurano le parole dell’ex falco della BCE, il tedesco Jurgen Stark, secondo cui il Belpaese deve per forza di cose distaccarsi dall’attuale zona euro e convertire in una meno virtuosa, assieme a Paesi più deboli economicamente.

Quello che Stark propone è, in definitiva, uno spacco in due dell’Eurozona, una distinzione netta tra Paesi forti e Paesi meno forti e in quest’ultima categoria rientrerebbe anche il nostro. Nella prima troviamo, senza alcun tipo di sorpresa, la Francia, l’Olanda, il Belgio, la Germania, il Lussemburgo, l’Austria e la Finlandia.

Da metà Anni 70 fino alla fine degli Anni 90, l’Italia era abituata a svalutare la lira. Forse è quello di cui ha bisogno per tornare a essere competitiva”. All’interno dell’Eurozona questo non è possibile.” queste le parole con cui Stark ha commentato l’eventualità di un’Eurozona a due velocità, aprendo quindi le porte a quello che per lungo tempo è stato ritenuto impensabile, una frattura che probabilmente condurrebbe più verso un buco nero che verso un salvagente di salvataggio.

Edit febbraio 2017

Nelle ultime settimane si parla di euro a due velocità, dei partiti politici anti-euro e delle conseguenze del protezionismo americano sull’Europa, senza trascurare la deregolamentazione in materia finanziaria operata dal Presidente a stelle e strisce appena insediato. Ne ha parlato anche l’ex Ministro dell’Economia del Governo Berlusconi, Giulio Tremonti, domenica ospite a “In mezz’ora” assieme al giornalista Ferruccio De Bortoli.

L’ex tesserato di Lega e Pdl ha risposto con un “Vedremo i contenuti e poi i contenitori” in virtù di una sua possibile candidatura alle prossime politiche, ma ha lasciato spunti interessati su un sistema Sme2 e sull’amministrazione Usa. Sul secondo argomento, in particolare, è stato perentorio “L’America non va verso protezionismo e isolazionismo ma verso una cosa antichissima che sarà nuovissima, il mercantilismo”. Ossia la teoria economica dominante tra Cinquecento e Seicento ad opera di Olanda ed Inghilterra che, volendo semplificare, unisce il protezionismo alla volontà di arricchirsi previa una bilancia commerciale positiva (per ulteriori info vedi qui).

Tremonti, mentre si discuteva dell’Europa che quest’anno festeggerà il 60° anniversario dei Trattati di Roma proprio nella capitale italiana, ha espresso la sua opinione dichiarando che prima secondo il principio di sussidiarietà, si diceva uniamo il necessario per stare insieme ma lasciamo il resto ai singoli Stati. Adesso – secondo Tremonti – la struttura si è invertita, si fa tutto in Europa e pochissimo nei singoli Stati. Se questa è l’Europa, dove si affidano poteri assoluti a entità sovranazionali opache non trasparenti è il tradimento dello spirito di Roma fatto dai cosiddetti europeisti. Che questi vadano a casa a me sembra positivo. Se l’evoluzione è la replica di Roma, metti insieme quello che è essenziale, come la difesa, ma lasci ai singoli Stati i fagioli e l’olio va bene”. Parlando di un eventuale euro a due velocità, dice “I tedeschi non ci vogliono” e “ci vogliono far fare la fine che i piemontesi hanno fatto fare al Regno dell Due Sicilie” mentre De Bortoli ha sostenuto “l’Italia potrà essere nel gruppo di testa dell’Europa”.

Draghi a Bruxelles – “Euro irrevocabile”

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Mario Draghi

Oggi, invece, è intervenuto Mario Draghi presso la Commissione Affari Monetari al Parlamento Europeo ed è stato molto severo con Trump, Le Pen, deregolamentazione ed euro a due velocità.

L’intervento del banchiere centrale si apre con una nota politica su Maastricht di cui dice “Fu una scelta coraggiosa” ed aggiunge che l’UE deve restare unica perché è “forte la tentazione di rivoltarsi contro i propri vicini o di cercare soluzioni nazionali”.

Partendo da Maastritch, il numero uno dell’Eurotower dice che l’euro non si tocca perché ci ha consentito di sopravvivere alla più grave crisi globale dopo la Seconda Guerra Mondiale ed in quanto un sistema sme2, con monete nazionali ed euro contemporaneamente, porterebbe a “continue svalutazioni competitive”. Draghi risponde anche al capo del Consiglio nazionale del commercio, Peter Navarro, che nei giorni scorsi aveva detto dell’euro “È un marco camuffato” sostenendo che fosse il mezzo con cui i tedeschi inondano dei propri prodotti gli Stati Uniti, lasciandolo sottovalutato. Accuse molto pesanti se fatte da un membro così importante dell’amministrazione Trump, a cui Draghi ha controbattuto “Non siamo dei manipolatori della moneta”, citando anche un accordo del 2014 del tesoro americano in cui si escludevano manovre sui tassi di cambio con la Bce.

L’ex Governatore della Banca d’Italia, che in passato ha ricevuto aspre critiche dalla Germania, ha difeso strenuamente i tedeschi, e di riflesso, il suo operato e quello dell’Europa evidenziando come nel 2013 il tasso di cambio tra euro e dollaro era di 1,40 e il surplus della Germania con gli Usa era già del 6 per cento.

Nei passaggi successivi, si è discusso del Presidente statunitense Trump e della sua deregolamentazione finanziaria, di cui Draghi ha detto “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questo momento è l’allentamento della regolamentazione”. Dopo critiche più o meno esplicite al protezionismo, che è contro il libero scambio su cui si fonda l’UE, ha aggiunto “Il fatto che non abbiamo visto sviluppi significativi di rischi per la stabilità finanziaria dipende dall’azione di legislatori, regolatori e supervisori compiuta dallo scoppio della crisi finanziaria e infatti adesso gli intermediari finanziari sono più forti di allora: l’idea di tornare a condizioni che esistevano prima della crisi finanziaria è molto preoccupante”. Un modo come un altro per dire che sarebbe estremamente discutibile una deregolamentazione finanziaria dopo il quantitave easing (utilizzato in America ed ancora in corso in Europa) e la messa in sicurezza di molti istituti finanziari europei (la sola Germania ha speso 250 miliardi di euro prima del bail-in per stabilizzare le sue banche).

Infine il Presidente BCE ha rivolto la sua attenzione alle due proposte che hanno fatto schizzare gli spread italiano e francese ai massimi dal 2014 (79 quello francese e 200 quello italiano): quelle di Merkel e Le Pen. La Cancelliera tedesca aveva proposto un euro a due velocità ed un sistema di doppia valuta mentre la candidata presidente del Front National sta promettendo l’uscita dall’euro in caso di vittoria del suo partito. Avendo espresso già la sua idea sullo Sme2, Draghi si è concentrato sulla proposta francese sottolineando “L’euro è irrevocabile, questo è il Trattato”.

Ferdinando Paciolla

Fonti: I

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