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La vicenda romana di Virginia Raggi

La vicenda romana di Virginia Raggi

Che attorno alla vicenda Raggi a Roma si stia creando un brutale circolo mediatico senza precedenti, ci appare realistico.

Come realistico (ma anche inverosimile) si manifesta il fatto che i maggiori media si stiano scagliando con ferocia nei confronti del Movimento 5 Stelle, con qualche giustificazione politica anche se non troppo efficace.

E senza scadere nel complottismo più populista, ai nostri occhi non può sembrare lineare che testate giornalistiche – da sempre contraddistinte da forti divergenze d’opinione – oggi si ritrovino d’accordo nel muovere all’unisono l’opinione pubblica contro i Pentastellati.

Negli ultimi giorni, difatti, nel fracasso generale, non abbiamo mancato di notare che sui maggiori quotidiani siano finite conversazioni, sms ed email di carattere privato, fatto che non ci sentiamo di condividere, credendo forse in un’altra idea di libertà di stampa.

Il problema

RaggiDate le premesse – si ricordi che l’Italia non brilla nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa – non si può però certo negare un problema evidente nella gestione della capitale.

I fattori politicamente molto gravi possono essere riassunti in due clamorosi punti:

  1. Il sindaco Raggi, a due mesi dalle elezioni, non ha ancora la giunta di governo della città;
  2. Il potere decisionale – sancito per contratto – del direttorio M5s nelle questioni politiche, economiche, burocratiche della città.

Muovendo dal primo punto, saltando l’excursus di nomine e revoche di incarichi della giunta, la confusione generale al Campidoglio e l’immobilità politica del sindaco lasciano ben poco all’immaginazione sulle competenze degli eletti.

Noi non giudichiamo a priori, ma valuteremo nel corso dei cinque anni quello che sarà stato fatto e ciò che non sarà stato fatto; sarebbe, però, addirittura ipocrita non ammettere che lo smarrimento dimostrato, in questi sessanta giorni, da Virginia Raggi potrebbe essere prodromico ad un fallimento totale del movimento, data la accozzaglia di idee confuse ed il parapiglia generale per attuarle.

In seconda battuta, che Grillo e co. abbiano potere decisionale nella capitale – sancito per contratto – era fatto noto da tempo.

Infatti, sin dalla campagna elettorale, era chiaro che Virginia Raggi dovesse rispondere al direttorio delle questioni più spinose con le quali si sarebbe confrontata.

Dal nostro punto di vista, questa è una situazione gravissima che rischierebbe di minare la democrazia e che potrebbe tradire il voto degli elettori.

Esempio evidente è il problema della candidatura di Roma alle Olimpiadi: Beppe Grillo ha imposto il veto, è contrario e non sente ragioni; Virginia Raggi è titubante, prende tempo.

Ma chi governa la città, il sindaco democraticamente eletto o la Casaleggio Associati?

La frecciata alla Raggi e al Movimento

raggiCome postilla, ricordiamo il finissimo tweet di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma sospeso dal movimento, che, senza rilasciare dichiarazioni ufficiali, allude ad un antico modo di dire secondo il quale la vendetta non va pianificata, ma basta sedersi in riva al fiume ed aspettare il passare dei cadaveri dei nemici.

 

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