Germania: aiuti di Stato in vista per Deutsche Bank?

Strano a dirsi, ma gli aiuti di Stato in Germania sembrerebbero l’unica soluzione per Deutsche Bank, la più grande banca tedesca ed europea, visti i recenti avvenimenti. Il colosso tedesco, infatti, ha registrato un utile trimestrale di 20 milioni, cioè il 98% meno dell’anno precedente, che ha fatto sprofondare le quotazioni del titolo a Francoforte registrando un -7,5% martedì 27 settembre ed un oltre -50% rispetto ad inizio 2016.

Se il Ministro dell’economia tedesco Schaeuble ha calmato i mercati nel primo semestre dell’anno con un suo “La banca è solida e reggerà“, oggi la situazione sembra peggiorata visto che il dipartimento di giustizia americano ha multato per 14 miliardi il principale istituto di credito della Germania a causa di investimenti dei quali si nascondeva il reale tasso di rischio. Ma dal dicastero dell’economia tedesco fanno sapere “Ci auguriamo che la vicenda si concluda secondo equità come avvenuto con altre banche“, visto che casi analoghi si sono conclusi con trattative che hanno portato al pagamento di 5 miliardi, eccetto i casi di Goldman Sack’s e JP Morgan le quali hanno versato 23 miliardi di dollari in due.

Il problema è serio e strutturale per la banca che più ha spinto per l’alzamento del tasso di interesse del denaro presso la Bce poiché erano stati già accantonati oltre 5 miliardi per contenziosi simili e la cifra di 14 miliardi, rimbalzata dei media, aveva già fatto calare dell’8,5% il prezzo di listino del titolo.

Il discorso è certamente più articolato e complesso. Bisogna addentrarsi nel modello economico tedesco per capire la portata del danno potenziale all’economia della Germania. Il tasso di crescita della locomotiva d’Europa è costituito in prevalenza da imprese familiari che, se grandi, hanno all’interno del capitale sociale quasi sempre una partecipazione di un grande istituto di credito (Allianz con una sua partecipata, ad esempio, sta investendo nei pannelli fotovoltaici in Africa, per intenderci). Le imprese non sono certo company in stile Apple, ma riescono ad avere liquidità importanti dalla presenza di banche nel loro capitale sociale. Non volendo entrare troppo nello specifico, la crisi di un colosso come Deutsche Bank rappresenterebbe semplicemente un dramma per le imprese della Germania senza dimenticare la presenza di oltre 500 sue filiali in Italia che, in caso di eventuale modifica organizzativa, comporterebbe un serio rischio di tagli per le oltre 200 tradizionali – quindi più costose, ndr – presenti nella nostra penisola.

In Germania la multa inflitta dagli USA grava sulla crisi bancaria

Germania
Logo della Commerzbank

Dopo questo breve ma doveroso flashback, bisogna anche capire quali siano i motivi, oltre alla multa americana, della crisi delle banche tedesche. Restando ancora su Deutsche, un altro elemento importante è trapelato dalla stampa tedesca che aveva parlato di un incontro Schaeuble-vertici bancari per decidere se fosse il caso di ricorrere ad aiuti di Stato, palesemente vietati dai parametri europei, soprattutto perché l’istituto ne aveva già ricevuti 250 prima dell’entrata in vigore del bail-in. Ma cosa è successo a tutti quei danari? Stando all’ultima analisi di FMI, i tassi bassi della Bce sono una delle cause della bassa redditività delle imprese bancarie della Germania. Infatti, gli interessi bassi causa del costo del denaro contenuto e la fonte principale di introiti nei prestiti rappresentano la causa principale della ricerca di investimenti con rischio più alto causa della multa americana e di rischi per i consumatori. Ancora, l’analisi americana ha rivelato che non poche sono le influenze politiche esercitate su Deutsche le quali minerebbero l’indipendenza degli organi di governance deviando talvolta da obiettivi prettamente economici.

Qualcuno aveva paventato anche un’acquisizione da parte di Commerzbank dacché possiede il 15% di partecipazione statale e si potrebbero mascherare gli aiuti di Stato, ma quest’ipotesi è stata smentita da entrambe le parti che temevano un ulteriore ribasso del titolo vista quest’ipotetica ed implicita ammissione di fragilità.

Del resto Commerzbank non se la passa molto meglio: visto che Deutsche è quotata il 20% del suo patrimonio netto (differenza fra attivo e passivo di bilancio), la seconda banca della Germania ha registrato un -33% nelle quotazioni rispetto ad inizio 2016 e ha problemi simili di riserve per contenziosi legali. Inoltre paventa di non distribuire dividendi come Deutsche Bank almeno per i prossimi 3 anni: ecco perché tutti gli speculatori scommettono su ulteriori ribassi attraverso i derivati.

A questo punto la domanda è lecita: la Germania potrà allentare la morsa dei vincoli sugli aiuti di Stato che tanto ha osteggiato?

Ferdinando Paciolla

Fonte media