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Repulsion: l’horror in stile Roman Polanski

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Il primo film internazionale di Polanski

Roman Polanski è senza dubbio uno dei più grandi maestri del cinema horror, un horror però diverso da quello che intendiamo oggi. Ciò che spesso oggi vediamo proiettato nei cinema, è un film d’orrore che tenta di colpire il pubblico attraverso effetti speciali, immagini mostruose, effetti sonori figli di tecnologie avanzate. Ciò che invece riusciva a fare Polanski, e con lui altri maestri, era rappresentare l’orrore partendo dalla psiche umana (qualcuno a tal proposito preferisce chiamarlo thriller psicologico); la mente di ogni uomo diventava il proiettore di quanto più mostruoso, subdolo, spaventoso possa esserci nel mondo, un modo di fare horror che darà grandi risultati, prima con Repulsion poi con altri capolavori come Rosemary’s babyLe locataire.

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Protagonista di Repulsion, diretto e sceneggiato da Polanski con Gérard Brach, è una giovanissima Catherine Deneuve, qui in una delle sue prime grandi interpretazioni e anche una delle sue più memorabili, tanto da farla entrare nell’olimpo dei protagonisti degli incubi del cinema horror insieme ad un Norman Bates o Freddy Krueger.

Repulsion, la trama

Carol Ledoux (Catherine Deneuve) vive in un appartamento a Londra insieme a sua sorella (Yvonne Furneaux) e si fa mantenere da un uomo sposato. Sono entrambe emigrate da un paesino nella campagna belga, del quale conservano il ricordo solo attraverso una foto. A poco a poco ci si accorge che la protagonista è ossessionata da qualcosa d’indefinito, da un male oscuro, in particolar modo è sessualmente repressa ed odia qualsiasi approccio con gli uomini. Intanto i suoi comportamenti diventano sempre più strani sia a casa sia sul posto di lavoro. È l’inizio, tra spaventose allucinazioni e folli paranoie, di una discesa verso la follia pura.

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La rappresentazione della follia di una donna

Sequenze inquietanti quelle che ci presenta Polanski, tutto ciò che vede l’occhio disturbato di quella donna, reale o no, diventa oggetto di questo film, in un clima di crescente claustrofobia e di senso di oppressione. Si passa pian piano da un punto di vista oggettivo ad un punto di vista soggettivo, da qui iniziano le sequenze più spaventose: visioni  fatte di mani uscenti dai muri, rumori inspiegabili di passi in casa, visioni mostruose che sembrano diventare realtà. Intanto un coniglio, privato del cuore, è lasciato in casa a marcire, aumentando il senso di inquietudine e di mistero che si respira in quella casa. Come molti film di Polanski, anche Repulsion, tra le sue insensatezze ed esperienze paranormali, si appresta ad una serie di interpretazioni, ma gli elementi per dare una spiegazione a ciò che vediamo attraverso Carol sono troppo pochi. In fondo era questa la volontà del regista polacco.

Io non voglio che lo spettatore pensi in questo modo o in quest’altro. Voglio che non sia sicuro di niente. È questa la cosa più inquietante: l’incertezza”.

 

Roberto Carli

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