Yulin, carne di cane e ipocrisie occidentali

Il festival di Yulin ha scosso le coscienze e fatto discutere il mondo, attualmente diviso tra più o meno informati firmatari di petizioni per la sua abolizione e coloro che non considerano accettabile tentare di costringere il governo cinese ad arrestare il consumo di carne di cane.

Yulin e consumo di carne di cane nella storia cinese

Benché, a causa del flusso incontrollato di informazioni circolanti in rete, si sia diffusa la credenza secondo la quale quello di Yulin sia un festival tradizionale, l’incontro annuale di produttori ed estimatori di carne canina è stato inaugurato solo nel 2009.

Il consumo di carne di cane, tuttavia, ha effettivamente origini molto antiche. Già sotto la dinastia Han (202 a.C. – 220 d.C.) gli abitanti del territorio oggi appartenente alla Repubblica Popolare Cinese consideravano la carne di cane una prelibatezza. Nella storia cinese, tuttavia, questa cultura alimentare ha avuto fortune alterne. Durante il regno delle dinastie Sui e Tang (581-907 d.C.), ad esempio, mangiare cani veniva considerato un’abitudine indecente e barbara.

In ogni caso, la popolazione cinese è sempre stata abbastanza divisa sull’uso alimentare di cani così come di altri animali meno “convenzionali”; ad esempio, quello del serpente, anch’esso appartenente alla tradizione e ritenuto un ottimo rimedio contro svariati malanni.

Il dibattito che divide i consumatori di carne di cane e coloro che se ne astengono si inasprisce soprattutto allorché l’adozione di cani come animali da compagnia sia un’abitudine sempre più diffusa. L’arrivo dello sviluppo economico ha significato una maggiore migrazione interna, soprattutto dalle zone rurali a quelle di città; ciò ha fatto sì che un numero sempre maggiore di persone scegliesse il cane come animale da compagnia, in modo da combattere la solitudine generata dall’assenza di un nucleo familiare nella propria città di residenza.

La posizione del governo socialista

Cosa ne pensa il governo cinese? La Cina è retta da 66 anni da un governo di ispirazione socialista. Benché la foga degli inizi sia considerevolmente sfumata, il governo ha sempre un atteggiamento estremamente ostile nei confronti di tutto ciò che sia riconducibile all’epoca prerivoluzionaria e in particolare all’era imperiale.

Il consumo di carne di cane è visto in modo tutt’altro che positivo proprio perché appartenente a un mondo che del socialismo rappresenta la negazione. Commerciare cane in Cina non è cosa semplicissima; questa pietanza fu addirittura vietata nei ristoranti che offrivano i propri servizi durante le Olimpiadi.

Tuttavia, è difficile sradicare una tradizione molto antica. Ciò vale per il credo religioso, osteggiato dal socialismo, e per le abitudini alimentari. Si limita, si regolamenta ma si permette il taoismo e l’uso degli altari votivi nelle abitazioni, e allo stesso modo si limita, regolamenta e permette il consumo di carne di cane.

non mangiano cane questi Yulin

Le proteste contro il Festival di Yulin

Venendo al dibattito che, nelle scorse settimane, ha impazzato sui mass media, una parte consistente degli occidentali ha firmato petizioni per chiedere al governo cinese di fermare il festival di Yulin. Le motivazioni addotte da chi ha deciso di utilizzare la propria firma per costringere il governo del primo paese al mondo per PIL e popolazione a bandire il cibo di origine canina sono abbastanza varie.

Alcuni si sono documentati accuratamente su tutte le torture (effettivamente tremende) perpetrate ai danni dei cani smerciati al festival e su come alcuni cani vengano addirittura sottratti ai loro padroni senza il loro consenso. Altri, in tutta semplicità, non accettano il fatto che i loro migliori amici pelosi possano avere destino di finire in tavola. Altri ancora sono vegani, e dunque si oppongono alla tortura e all’uccisione dei cani e di qualunque altro animale.

carne di cane Yulin

Occidentali e carne di cane

In questo dibattito, tuttavia, l’Occidente sfodera tutta la propria ipocrisia. Andando con ordine, innanzitutto, quella del consumo di carne di cane non è una questione peregrina come vuole far credere. Infatti il cane viene mangiato in moltissimi paesi, asiatici e non, persino in Svizzera fino al 1996.

In secondo luogo, noi mangiamo a nostra volta animali considerati amici, sacri o vietati da altre culture. In Italia, nello specifico, mangiamo ancora carne di cavallo e di gatto, fedeli compagni per la nostra stessa cultura. Mangiamo maiale, vietato dai musulmani, e bovini, sacri per l’India. Eppure pare che nessuno si sia sollevato o accanito contro questa nostra abitudine.

Crudeltà contro gli animali

Terzo punto, la questione della crudeltà. L’unica categoria ad avere una posizione coerente è quella dei vegani. Questi infatti si oppongono alle crudeltà inflitte agli animali, ovunque ciò avvenga e qualunque sia la razza che le subisce.

Bisogna effettivamente ammettere che il festival di Yulin sia un esempio lampante di come spesso il commercio e il consumo di carne (in generale, non solo dei cani) travalichino i limiti dell’umanamente tollerabile. Tuttavia, chi si accanisce contro le torture di Yulin dovrebbe dare uno sguardo anche in casa propria; dovrebbe cioè verificare in che modalità venga prodotta la carne che finisce sulla propria tavola.

Le torture inflitte agli animali che alleviamo per uso alimentare vengono ripetute lungo l’arco della loro intera vita, e ciò accade sia nelle grandi catene industriali sia negli allevamenti biologici. Nonostante esistano protocolli per la protezione dagli eccessi, molte torture che gli animali subiscono nei nostri allevamenti sono considerate perfettamente a norma.

Un esempio è il debeccamento operato sul pollame. La privazione del becco evita che gli animali, ridotti alla follia da una vita passata in gabbie strettissime, si uccidano tra di loro. Tale operazione provoca dolori lancinanti lungo l’intera esistenza dell’animale su cui la si effettua.

Conclusioni

L’evidenza suggerisce che la campagna contro Yulin sia semplicemente un’operazione politica volta ad attaccare in qualche modo un Paese in arrestabile ascesa economica, campagna che, come spesso accade, trae la propria forza dalla sensibilità di moltissimi utenti di Internet ingenui e, purtroppo, facilmente influenzabili al primo link.

Francesca Salvati

Sitografia

http://edition.cnn.com/2015/06/18/opinions/china-yulin-dog-festival-peter-li/

http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=9956

http://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/inbreve/2013/10/12/Italia-mangiano-ancora-migliaia-gatti_9452335.html