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Norma numidica: Bellini incontra Kara Walker

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Norma
"Norma" di Vincenzo Bellini, Teatro La Fenice, Venezia - dir. G. Espinosa, allestimento di Kara Walker - ph. Michele Crosera

Norma viene… dall’Africa.

Stanca del pallore lunare e dell’austera liturgia druidica, Norma si trasferisce all’Equatore, incontrando la poetica di Kara Walker, che ha in mente per lei una colonia dell’Africa centro-occidentale agli inizi del Novecento “non molto dissimile dal Gabon o dalla Repubblica del Congo, occupata da una potenza europea” in cui Pollione è raffigurazione del soldato romano immaginato da Marlow, protagonista di Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, trascinato idealmente sul fronte africano.Si alza su questa idea il sipario del Teatro La Fenice di Venezia che ospita il capolavoro di Bellini assente dalle scene veneziane dal 1993.

Norma
Dimitry Beloselskiy (Oroveso), Carmela Remigio (Norma) – ph. Michele Crosera

Un’idea di fondo azzeccatissima quella dell’artista statunitense, ma che rimane purtroppo solo un’idea. La Walker, che ha curato ogni aspetto dell’allestimento, può aver centrato le scene, che non potevano non rimandare alle sue cut-paper silhouette, ma è sul piano dei costumi e della regia che si verificano i seri cedimenti del progetto. Dell’Africa nuda e cruda raccontata nei suoi lavori, la Walker trascina sul palco ben poco e lavorando per lo più in una maniera quasi stereotipata, riducendo le donne a una teoria di veneri ottentotte pudiche, fasciate di bianco (tra queste Adalgisa) e gli uomini del coro a una tribù di cannibali dal sapore cartoonistico. In questo scenario Norma soltanto fa sfoggio di un abito, nel primo atto e in finale d’opera, da fiera principessa guerriera, facendo poi, prima di entrare in scena per il secondo atto, incursione nel guardaroba di Gloria Gaynor.

Per quel che concerne la regia, come detto, ecco presentarsi serie complicazioni. Tralasciando le forzature fatte al libretto, così strettamente ancorato allo scenario “settentrionale”, molti sono i momenti in cui l’artista non pare avere una piena consapevolezza del senso delle frasi così scultoree di Felice Romani; ai ginocchi di Norma, ad esempio, non giacciono pargoletti. Come per i costumi, quell’Africa “africana”, in senso quasi pasoliniano, è totalmente assente e l’occasione di mettere in luce le problematiche per cui un’attivista come la Walker si batte nei suoi lavori squisitamente artistici viene tristemente sciupata.

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Carmela Remigio (Norma). Veronica Simeoni (Adalgisa), Gregory Kunde (Pollione) – ph. Michele Crosera

Il cast.

Duetto forgiato nel fuoco di un bellissimo Otello a Palazzo Ducale, Kunde e la Remigio, artisti tanto amati dalla direzione artistica da non mancare quasi mai ad almeno un appuntamento annuale in Fenice, costruiscono al solito con intelligenza musicale gli ostici ruoli del capolavoro belliniano, pur non coadiuvati da giuste direttive sceniche e musicali (la lettura di Gaetano D’Espinosa pare troppo improvvisata, tutta spinta sul forte e priva di ogni forma di colore richiesta al repertorio belcantistico) facendo uso della loro solida musicalità. Gregory Kunde, si impone con presenza virile sulla scene viaggiando sulle note della partitura con estrema disinvoltura e consapevolezza, pur mostrandosi affaticato in taluni punti, ma senza commettere mai passi falsi. Carmela Remigio nel ruolo del titolo, debuttato al Petruzzelli di Bari, già esperta Adalgisa, porta nella sua Norma le esperienze pregresse nel mondo settecentesco di Mozart e Gluck, trascinando la sacerdotessa alla sua forma originaria di personaggio “lirico”, spogliandola di ogni eccessivo slancio drammatico e virtuosistico proposto dalle grandi dive del passato in favore di una resa più enfaticamente sentita; il tutto poggiato sulla roccia di una tecnica inossidabile.  Veronica Simeoni è un’Adalgisa dal timbro robusto, che ben si uniforma alla voce della sacerdotessa maggiore, e affronta con coraggio gli ostacoli del ruolo, che spesso preme sulla fascia acuta. Di corposissimo timbro Dmitry Beloselskiy realizza un eccellente Oroveso.

Un’opera insomma salvata dai cantanti. Ancora una volta espressione di quanto il ruolo di regista non possa essere improvvisato con così grande facilità. Sarebbe stato forse più opportuno riproporre l’esempio della Butterfly veneziana dove la partecipazione di un’artista del calibro di Mariko Mori è stata limitata al solo allestimento.


Giovedì 4 giugno – ore 21.21, sabato 6 giugno – ore 11.23, domenica 7 giugno – ore 10.11 sarà trasmessa su Rai5 la ripresa televisiva dello spettacolo.

Norma
Veronica Simeoni (Adalgisa), Carmela Remigio (Norma) – ph. Michele Crosera

Norma di Vincenzo Bellini – Teatro La Fenice di Venezia.

Rosario Martone.

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