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Amazon Original Movies produrrà film indie

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Jeff Bezos

Gli Amazon Studios sono una realtà nata quasi cinque anni fa, a testimoniare che lo spostamento del “mercato culturale” sul web è un processo ben avviato.

Ormai divenuta colosso il cui utilizzo è imprescindibile per ogni compratore online che si rispetti, la Amazon di Jeff Bezos sta dimostrando non poche capacità imprenditoriali, allargando il proprio campo alla produzione di fumetti e libri.

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Come non citare il Kindle, entrato a far parte del mondo della lettura con una naturalezza che ha gettato nel panico gli amanti della carta, e che ha portato ad accaniti dibattiti sul valore intrinseco del libro, roba che nemmeno bioetica o teorie di guerra giusta.

Dall’editoria si è passati alla produzione cinematografica già tra il 2010 e il 2011, con l’invito agli aspiranti sceneggiatori, tutt’ora aperto, di caricare i propri lavori sulla piattaforma per pubblicizzarli ed eventualmente vederli diventare un film vero (invito di cui gli sceneggiatori professionisti consigliarono caldamente di diffidare a causa delle clausole sui diritti).

Nonostante tutto, il successo di Amazon è stato da poco riconfermato anche nel campo delle serie in streaming, finora dominio pressoché esclusivo di Netflix. Gennaio di quest’anno è stato il mese della pioggia di nomination – tra cui contiamo due vittore ai Golden Globe, per il miglior attore e come miglior serie – per “Transparent”, una webserie diretta da Jill Soloway e prodotta appunto da Amazon.

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Sempre questo mese, è stata annunciata l’intenzione di produrre ben 12 film l’anno, sotto la direzione di Ted Hope, con una speciale accortezza: velocissimo passaggio sul web dopo la comparsa in sala della pellicola. Si parla infatti di appena due mesi. Al massimo.

Si mantiene poi costante la caratteristica delle iniziative Amazon: ci si occuperà sempre di produzioni indipendenti a cui si arriverà mediante l’arruolamento su internet, benché i progetti di cui ora si è parlato siano ambiziosi (è nell’aria un sequel de “La Tigre e il Dragone”). Tutti cioè possono caricare sceneggiature proprie sul sito ufficiale e, qualora ci sia un buon riscontro da parte del pubblico che legge gratuitamente e commenta, aspirare a diventare professionisti. È insomma una corsia preferenziale per l’home-made che vuole diventare cinema a tutti gli effetti.

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Quindi sarà il pubblico a scegliere cosa diventerà il prossimo film in sala. E qui si arriva allo stesso problema che si affrontò (e non si risolse) a proposito del self publishing di ambito letterario. Gli scenari possibili, a farla semplice, sono due.

O ci si fida del pubblico da web e della sua competenza, per cui c’è da sperare che un’industria elitaria e forse ammalata dall’interno come quella cinematografica trovi in giovani talenti finalmente nuova linfa vitale e rinasca

Oppure il naturale filtro imposto dall’“oligarchia” che teoricamente di film ne capisce si rivelerà essere un bene a cui si ha rinunciato, e sul grande schermo arriveranno prodotti mediocri di una massa di mediocri spettatori.

Ridiamo e scherziamo, ma si potrebbe persino finire a litigare di estetica e filosofia politica.

Chiara Orefice

Chip Street a proposito della politica di Amazon

Paul Sawers (The Next Web) sulle prospettive del cinema sul web

Marinella Zetti (IlFattoQuotidiano.it) a proposito del self publishing

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